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GEO E SEO

Perché la visibilità online del futuro non passa più solo da Google

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Per oltre vent’anni la SEO è stata il pilastro della visibilità online. Essere presenti nei primi risultati di Google significava intercettare domanda, traffico e opportunità commerciali. Oggi il modo in cui le persone cercano informazioni sta cambiando rapidamente. L’ascesa delle intelligenze artificiali generative sta modificando non solo gli strumenti, ma soprattutto le aspettative degli utenti.

È in questo contesto che nasce la Generative Engine Optimization (GEO): l’evoluzione naturale della SEO, pensata per un web in cui i motori non si limitano più a mostrare risultati, ma producono risposte.

La distinzione è fondamentale: la SEO lavora per farti trovare, la GEO lavora per farti scegliere. In questo ecosistema dominato da sintesi, raccomandazioni e risposte conversazionali, questa differenza diventa strategica.

Dalla ricerca classica alla risposta generativa

Il cambiamento più evidente riguarda il comportamento degli utenti. Non si cerca più solo “miglior servizio” o “miglior prodotto”, ma si pongono domande dirette alle AI, spesso complesse e molto contestualizzate, tipo: “Qual è il miglior software per la mia azienda, considerando budget, settore e dimensioni?”.

L’utente non vuole più esplorare dieci link, confrontare pagine e costruirsi una risposta. Si aspetta che lo faccia la macchina per lui. Questo sposta il valore dal clic alla citazione e rende centrale il ruolo della GEO.

I dati aiutano a capire perché questo cambiamento non può essere ignorato. ChatGPT genera oggi circa lo 0,6% del volume di clic di Google: 24 clic ogni 4.135. Presi isolatamente, questi numeri sembrano marginali. Ma il confronto diretto è fuorviante. Google è progettato per far cliccare, con un CTR medio intorno al 40%, ChatGPT è progettato per rispondere, con un CTR che si aggira attorno al 5%.

Se si ricalibrano i dati tenendo conto di queste differenze strutturali, ChatGPT intercetta tra il 4% e il 12% del volume di ricerca di Google, ovvero tra 600 milioni e 1,7 miliardi di ricerche al giorno, contro i circa 14 miliardi di Google. A questo si aggiunge un altro elemento spesso sottovalutato: i sistemi generativi di Google, come AI Overview e AI Mode, compaiono già in oltre una ricerca su dieci a livello globale.

Il messaggio è chiaro: non si tratta di un esperimento marginale, ma di una trasformazione in atto.

SEO e GEO: due livelli della stessa strategia

Uno degli errori più comuni è contrapporre SEO e GEO. In realtà, la relazione è di continuità. I modelli generativi non sostituiscono la ricerca, la usano. Le AI assorbono informazioni da più fonti, spesso partendo dall’indice di Google, per costruire risposte discorsive e contestualizzate.

La SEO classica resta quindi la base, la condizione di accesso. Senza una buona struttura tecnica, contenuti indicizzabili e segnali di qualità, un sito semplicemente non entra nel perimetro informativo delle AI. La GEO lavora sul livello successivo, quello della legittimazione.

In termini pratici:

  • la SEO serve a essere presenti,

  • la GEO serve a essere ritenuti affidabili,

  • solo i brand percepiti come credibili vengono utilizzati dalle AI per costruire risposte.

Per questo si può dire che la SEO ti posiziona, mentre la GEO ti legittima.

I tre principi chiave della Generative Engine Optimization

La GEO si fonda su tre pilastri che devono lavorare insieme.

Il primo è il contenuto. I testi devono essere utili per le persone e comprensibili per le AI. Struttura chiara, paragrafi ordinati, risposte dirette e dati verificabili aiutano la macchina a interpretare correttamente il contenuto e l’utente a fidarsi della risposta.

Il secondo pilastro è l’autorevolezza. Nell’ecosistema generativo non basta pubblicare, bisogna dimostrare competenza. Esperienza reale, coerenza di voce e una reputazione distribuita su più piattaforme e fonti citabili sono segnali fondamentali. Le AI riconoscono ciò che gli utenti riconoscono: brand affidabili e consistenti nel tempo.

Il terzo pilastro è la tecnica. Dati strutturati, HTML semantico e collegamenti logici tra i contenuti costruiscono il contesto che rende un brand “comprensibile” anche per le macchine. La tecnica non è visibile all’utente finale, ma è decisiva per l’AI.

Perché la GEO non è un’opzione, ma una scelta strategica

La Generative Engine Optimization non è una moda né un esercizio teorico. È la risposta a un cambiamento strutturale nel modo in cui l’informazione viene cercata, elaborata e restituita. Chi continua a ragionare solo in termini di ranking rischia di essere presente, ma irrilevante.

Integrare la GEO significa prepararsi a un futuro in cui:

  • la visibilità passa dalla citazione, non solo dal clic,

  • l’autorevolezza conta più del volume,

  • i brand diventano fonti, non semplici risultati.

La SEO non sta scomparendo, ma si sta trasformando. La GEO rappresenta il passo successivo, quello che permette ai brand non solo di essere trovati, ma di essere scelti dalle intelligenze artificiali che stanno ridefinendo la ricerca online.

Chi saprà unire SEO e GEO in una strategia coerente sarà riconosciuto come fonte affidabile nel proprio settore. In un web sempre più guidato dalle risposte, essere una fonte fa tutta la differenza. Il momento per iniziare è adesso.

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